Biografia

Lorenzo Bonechi davanti al tipì da lui dipinto, 1979, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Biografia

Lorenzo Bonechi (Figline Valdarno, Firenze, 1955 – 1994)

Lorenzo Bonechi nasce a Figline Valdarno il 12 aprile 1955. Si dedica alla pittura dalla fine degli anni Sessanta, iscrivendosi nel 1969 al Liceo Artistico Leon Battista Alberti di Firenze. Vive con la famiglia, i genitori Maria e Antonio, i fratelli Marco, anche lui pittore, Gabriele e la sorella Cristina, a Figline Valdarno. Rimane profondamente legato alla Toscana, propria terra d’origine, per tutta la sua breve esistenza. La prima formazione avviene nel contesto dei grandi cambiamenti che attraversano l’Italia dell’epoca, nel riconoscimento dei valori di impegno sociale, morale e pedagogico, caratterizzati da una forte impronta etica. Nel 1971 compie un viaggio formativo con il fratello Gabriele, arrivando a Torino per visitare il Museo Egizio, a Milano alla Galleria d’Arte Moderna, dove scopre Fausto Melotti, segue Venezia con il Duomo bizantino, il Museo Correr, la Collezione Guggenheim e infine Verona, con il portone bronzeo di San Zeno e il Museo di Castelvecchio. Dall’infanzia è coinvolto nell’associazione scoutistica e dai primi anni Settanta diventa educatore, organizza attività, evocazioni performative e in questo periodo nasce l’interesse per la cultura dei Nativi d’America, dai quali attinge il rapporto con il mondo naturale e il profondo senso di spiritualità. La mitografia dei Nativi americani, sfogliata nelle pagine di Alce nero parla, narrante le memorie del vecchio sciamano Sioux, alimenta un immaginario che Lorenzo riversa nelle abitudini e nel paesaggio del Valdarno, in un tessuto rurale rimasto ancora intatto in quegli anni. Alla sacra autenticità dei popoli nord americani, lega le proprie origini culturali del Cristianesimo e approfondisce le letture della Bibbia e le Confessioni di Sant’Agostino. Le visioni che incontra costituiscono un accrescimento per immagini fondamentali: dall’arte etrusca alle pievi romaniche, alle case coloniche dei paesaggi della Toscana, costellata da borghi e castelli medievali, come appunta in uno dei numerosi quaderni che accompagnano l’intero viatico dell’artista, dove disegna e scrive tutto ciò che lo interessa, dall’arte antica alle avanguardie, ai luoghi e alle fonti letterarie e musicali. Nel 1974 prende uno studio a Figline Valdarno e nello stesso anno è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Firenze che frequenta in modo discontinuo, tra la Scuola di Scultura di Quinto Ghermandi e quella di Pittura di Silvio Loffredo, affacciandosi in aggiunta alle lezioni di storia dell’arte dell’Ateneo fiorentino, nei corsi di Carlo Del Bravo. È del 1979 la sua prima mostra personale di pittura e grafica, allestita con l’aiuto del fratello Gabriele nelle sale del Palazzo Pretorio di Figline Valdarno e introdotta da un saggio di Elisabetta Ermini che pochi anni dopo gli farà conoscere Massimo Lippi, poeta e scultore di Siena. Da qui segue un periodo di crisi interiore che lo porta a una febbrile produzione di opere, principalmente disegni, acquerelli, dipinti che al termine di un’intensa fase di sviluppo di maturità, preludono allo slancio dell’affermazione individuale e alla carriera di artista degli anni Ottanta.

Lorenzo Bonechi nello studio di Figline Valdarno, davanti ai disegni San Galgano e Figura su paesaggio, 1982, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Biografia

Dal 1981 collabora con la Calcografica Studio dei fratelli Piergiuseppe, Dino e Valerio Carini a San Giovanni Valdarno e stabilisce con loro un legame professionale e di amicizia, già avviato alla fine degli anni Settanta, in particolare con Dino Carini, attraverso un rapporto di stima reciproca e di condivisione. Nello stesso anno visita due importanti mostre: Paul Klee a Firenze e Alberto Savinio a Fiesole. Compie un viaggio in Sicilia con il fratello Gabriele, altrettanto significativo per un’epifania avvenuta nel Duomo di Monreale e nella Cappella Palatina di Palermo, dove per la prima volta sente in modo così forte l’equilibrio tra figurativo e geometrico: fra le parti superiori, decorate con mosaici di scene sacre e le parti inferiori, con le ricche geometrie in opus sectile, come scrive nel quaderno di quell’anno. Le sue opere cominciano a raccogliere esiti figurativi sviluppati tramite lo studio dei maestri antichi e degli artisti del Novecento, portando a una maturazione del tratto, alla costruzione di volumi attraverso la luce e una perentoria gestualità, caratterizzata da un segno vorticoso. I soggetti esplorano la mitologia e le narrazioni dell’Antico e Nuovo Testamento come Giona, Abramo, Lazzaro, la Crocifissione, San Galgano e l’effigie dell’Angelo. Le figure in cammino o immerse nel paesaggio e nelle architetture sono elementi centrali nel vissuto interiore dell’artista, elaborati e restituiti con lo studio dal vero tramite la fotografia e approfonditi con gli innumerevoli studi del disegno. Nell’autunno 1982 compie un viaggio a Roma con i primi disegni di ampio formato da proporre al gallerista Gian Enzo Sperone che acquista le opere del giovane artista. Nel 1983 esordisce nella scena contemporanea e prende parte al clima di fermento artistico, segnato non solo dall’affermazione della Transavanguardia, ma anche dell’Anacronismo e della Pittura Colta, fenomeni mossi dalla riflessione sulla tradizione e la concezione dell’agire contemporaneo nei confronti della storia. Grazie alla collaborazione con la Stamperia Carini ottiene uno studio a San Giovanni Valdarno, dove lavora a dipinti come La via di Damasco e conosce artisti come Carlo Maria Mariani, Roberto Barni e Carlo Bertocci. Entra in contatto diretto con figure del panorama della critica come Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni, partecipando nel giugno 1983 alla mostra Il tempo dell’immagine. Figura nel fenomeno in ambito postmoderno ideato dal critico Italo Mussa e raccolto nella pubblicazione del saggio La Pittura Colta. In ottobre partecipa insieme agli artisti citati alla collettiva Picturae, curata da Maria Luisa Frisa a Palazzo Novellucci di Prato e nel gennaio 1984 prende parte alla collettiva Il Riso dell’Universo, a cura di Maria Luisa Frisa, con un testo di Maurizio Calvesi, presso Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno. Tiene una personale alla galleria ABC Fine Art di Londra e nel mese di giugno partecipa alla collettiva Anachronism, Hypermanierism, “Pittura Colta” alla Edward Totah Gallery, oltre all’esposizione New Prints and Drawings della Tate Gallery che riunisce l’acquisizione di un nucleo di incisioni calcografiche. Espone una mostra personale alla Carlsson Gallery di Göteborg. Conosce gli storici d’arte Moreno Bucci e Carl Brandon Strehlke, instaura con loro un dialogo di confronto e un’amicizia duratura che porterà anche alla conoscenza degli studiosi Fausto Calderai e Lucia Meoni. Nello stesso anno incontra Stefania che sarà sua compagna per il resto della vita. Dal novembre 1984 al gennaio 1985 il dipinto La via di Damasco è presente nell’esposizione Metaphor and/or Symbol. A Perspective on Contemporary Art, tra il National Museum of Modern Art di Tokyo che acquista l’opera e il National Museum of Art di Osaka.

Lorenzo Bonechi nello studio di San Giovanni Valdarno, davanti al dipinto Il loggiato, 1985, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Biografia

Il 1985 è l’anno della mostra personale presso la sede della Galleria Carini di Firenze, la Fabian Carlsson Gallery di Londra e la Sharpe Gallery di New York. Per l’occasione vengono pubblicati due cataloghi con le opere degli ultimi due anni e un saggio critico di Franco Rella e di Carl Brandon Strehlke in lingua inglese. Questo periodo è caratterizzato dalla produzione di opere di grandi dimensioni che rendono visibile il tratto gestuale trasportato in pittura e che determinano soggetti centrali nel lavoro dell’artista: figure di donne e uomini che si stagliano sul paesaggio come in Corteo; la ricerca dei luoghi della spiritualità come il Tempio; i quattro pannelli a tecnica mista della Visitazione e il pastello L’angelo e Giacobbe; i dipinti a olio La caccia al cervo e la Crocifissione, esposta alla Sharpe Gallery di New York e di cui esegue per la prima volta una scultura in bronzo; la Conversazione acquisita poi dal Museum of Fine Arts di Gifu, prima opera con questo titolo che continuerà nei lavori a venire. Nel mese di giugno 1985 partecipa alla International Contemporary Art Fair di Londra con la Galleria Carini e a luglio prende parte alla mostra Anniottanta, a cura di Renato Barilli, presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Il dipinto Cristo e Adamo, raffigurante una crocifissione, viene pubblicato sulla copertina di Flash Art del novembre 1985. Inoltre è presente nell’esposizione A New Romanticism – Sixteen Artists from Italy, organizzata dall’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington D.C. e dall’Akron Art Museum, tra l’ottobre 1985 e l’aprile dell’anno successivo e che comprende, insieme agli altri artisti, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Gino De Dominicis. Nel 1986 vengono pubblicati scritti sulla sua opera in riviste quali Art News, dalla critica Eleanor Heartney e su Art Forum dal poeta e critico John Yau. Nel mese di maggio partecipa alla mostra La memoria del tempo a cura di Maurizio Calvesi presso la fiera di Verona e alla mostra Arte Santa a cura di Achille Bonito Oliva presso la Loggetta Lombardesca di Ravenna. Seguono le mostre Sogno Italiano. La collezione Franchetti a Roma e Italiana 1950-1986 presso Cimal Internacional di València, a cura del critico della Transavanguardia. Nel mese di giugno prende parte alla XI Quadriennale di Roma e viene incluso nella pubblicazione La nuova maniera italiana di Giuseppe Gatt. Inoltre le sue opere sono esposte in Contemporary Prints alla Tate Gallery di Londra e in A Painterly Approach al Northern Centre for Contemporary Art di Sunderland. Nel mese di ottobre figura nella collettiva Artitalia, presso Di Laurenti Gallery di New York. Il 1986 segna una svolta significativa nella sua ricerca stilistica: abbandona la pennellata gestuale e vorticosa e un cromatismo caratterizzato dall’uso delle terre, per privilegiare lo studio del colore puro, con la stesura di campiture piatte, nella ricerca di un’essenza della forma. Approfondisce lo studio dell’arte bizantina e dei pittori di icone russe come Andrej Rublev, insieme alla grande passione per i conterranei Masaccio e Masolino, Guido da Siena, Duccio, Sassetta e Giovanni di Paolo, insieme al Maestro di Figline, Paolo Uccello e Beato Angelico. Dal 1986-87 prende vita il ciclo pittorico della Città Celeste: il soggetto dell’architettura, da sempre presente nel suo lavoro, raggiunge un’elaborazione geometrica del tutto personale, attraverso l’interpretazione dell’Apocalisse di San Giovanni e la descrizione della città di Gerusalemme. Sono cromie abbinate a comporre portali, mura e torri intervallate da dune e alberi, caratterizzate dalla ricerca di armonie sonore, toccate dalla cifra che riveste il colore.

Lorenzo Bonechi davanti alla scultura in bronzo Figura, nella mostra Il colore dei miracoli presso il Castello di Volpaia a Radda in Chianti, 1987, fotografia da originale a colori, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Biografia

Nel febbraio 1987 espone una personale con la Galleria Carini al Forum Internationale Kunstmesse di Zurigo e successivamente partecipa alla VIII Biennale Nazionale d’Arte Contemporanea di Piacenza, presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Nell’estate del 1987 compie il viaggio di nozze con Stefania nelle isole greche e ad Atene, fortifica la ricerca sulle origini dell’arte classica e bizantina, insieme alle architetture essenziali delle chiese cicladiche come Santorini e Patmos che evocano la concezione di armonia della Città Celeste. Nel mese di settembre prende parte alla mostra Il colore dei miracoli, a cura di Luciano Pistoi, espone il dipinto Convivio e la scultura in bronzo Figura, in smalto policromo che più tardi verrà tolto per esaltare la materia del bronzo. I testi in catalogo sono di Renato Barilli, Achille Bonito Oliva e Saverio Vertone. Nella mostra sono esposte le opere di giovani artisti come Stefano Arienti e l’amico scultore Athos Ongaro, insieme ad altre figure storicizzate come Tullio Garbari e Pompeo Borra che attraggono il suo interesse. Del secondo avrà modo di studiarne le opere anche attraverso l’amicizia con Carlo Cattelani, gallerista e collezionista di Modena. In questo periodo le conversazioni e le figure allungate nei suoi dipinti acquistano una tensione metafisica e una postura ieratica che ripercorre le origini del kouros greco fino alla Scuola di Novgorod, i volti traggono espressione dalle maestà medievali e l’artista riflette sul fondo oro delle tavole antiche, cercando un equivalente materico nel colore giallo, accostato dagli altri primari e secondari. Il lavoro si fa lento e meticoloso, vive in modo autonomo e originale rispetto alla fonte di ispirazione, lo studio dei soggetti comincia dagli schizzi a matita, per poi passare alle finissime tempere su carta, calibrando la composizione e le tonalità, infine la traduzione tramite quadrettatura nei dipinti a olio di grande formato. A partire dal mese di settembre fino al 1988 una sua opera è esposta nella mostra itinerante Self, Memory and Desire. New Romanticism in Italian Painting, curata da Italo Mussa presso istituzioni museali australiane. Nell’aprile 1988 figura nella collettiva Fables and Fantasies, presso la Duke University Museum of Art di Durham e nell’esposizione New Art on Paper che raccoglie le acquisizioni del Philadelphia Museum of Art. In quell’anno lavora all’installazione scultorea Città Celeste, composta da una superficie di tappeto in lana raffigurante nei margini il particolare motivo architettonico e al centro una spaziale campitura blu con un cerchio giallo, nel quale è posizionato l’albero della vita in bronzo dorato. È del febbraio 1989 la mostra personale alla Galleria Carini di Firenze, con catalogo edito e progettato insieme ai fratelli Carini, il testo è affidato a Michele Ranchetti, studioso di teologia e storia della chiesa. La pubblicazione contiene le opere come i volti dal titolo Figura e particolari di rocce o montagne con elementi vegetali dal titolo Paesaggio, insieme a fotografie scattate dall’artista e una composizione grafica che presenta una serie di nomi di luoghi a lui cari e al centro il disegno di un altare bizantino. Nel mese di luglio tiene una personale presso la Sala Capitolare della Pieve di Cascia a Reggello, affiancata da un testo di Ernesto Balducci. Nel 1989 sposta il suo atelier a Figline Valdarno, nei locali del complesso cinquecentesco che affianca il Santuario di Santa Maria a Ponterosso. Il lavoro di questo biennio si incentra sull’idea di copia e di imitazione come attuazione di un modello, attratto dall’impersonalità del pittore nel metodo bizantino che privilegia la forza evocatrice dell’immagine. Nascono così opere come Giardino, Paesaggio, La Verna, Resurrezione. Nel 1990 lavora anche al bronzo Bambino benedicente, attingendo al modello iconografico della scultura del primo Quattrocento di Donatello, Desiderio da Settignano e Mino da Fiesole. Questa fase della ricerca culmina con la personale del 1991 presso la Galerie Hilger di Vienna che porta all’acquisizione di un gruppo di disegni da parte dell’Albertina Museum. Il testo in catalogo è affidato a Friedhelm Mennekes. Questo momento di transito pone ancora una rigorosa attenzione sui canoni della pittura medievale e porta a una sorta di depurazione, attraverso la sintesi della forma che concentra una minuta pratica pittorica e una finezza gestuale, necessaria a trovare un nuovo percorso di valori, nell’ultimo biennio di attività dell’artista.

La scultura in bronzo San Michele e i dipinti a olio su tela Città Celeste, 1993, fotografia da originale a colori, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Biografia

Nel 1991 viene documentato tramite video l’incontro nello studio di Figline Valdarno con gli storici d’arte Giovanna Uzzani e Mauro Pratesi, in visita con le classi dell’Istituto d’arte di Firenze. Lorenzo esprime il senso delle opere che sono presenti nell’atelier e le attrazioni che muovono la sua ricerca: «Una specie di vicinanza, fra certe cose della pittura toscana del Trecento e degli inizi del Quattrocento e delle sensazioni mie che ho avuto fin dall’infanzia, c’è questa compenetrazione». Dal 1992 la sua pittura entra in una fase caratterizzata da una rinnovata naturalezza della rappresentazione e la ricerca giunge a una maturità esecutiva e a un’espressione di alti valori morali. Le figure vengono ambientate nel paesaggio, il tratto si fa gestuale e palpitante, a tracciare rilievi montuosi, alberi e cieli solcati da nuvole. Lo studio dal vero è restituito con gli innumerevoli scatti fotografici e i disegni preparatori, anche le vesti per le figure sono fatte realizzare e indossate in posa, per esaminare nel dettaglio le pieghe e i volumi, dipinte con tonalità cangianti in opere come La pergola e Conversazione. Parallelamente prosegue il percorso figurativo della Città Celeste che raggiunge un’estrema sintesi formale, un attento studio di accostamenti cromatici e una costruzione geometrica che rintraccia con entusiasmo nello schema parietale della pittura romana di Pompei. La progettazione di opere scultoree nel contesto spaziale ha sempre accompagnato la ricerca e le idee che l’artista fermava sulle carte e i quaderni. Nel 1991 collabora con l’architetto Adolfo Natalini per un progetto irrealizzato che avrebbe visto collocata una sua scultura e una di Roberto Barni, nella piazza di San Giovanni Valdarno. Nello stesso periodo conosce e instaura un’amicizia con gli artisti e scultori Thom Puckey ed Elisabet Stienstra. Nel 1993 lavora a due sculture in bronzo, Tempietto e San Michele, frutto di approfondite ricerche compositive e di studi su carta. Inoltre rielabora il soggetto del Bambino benedicente a tempera all’uovo su tavola, con cornice in legno intagliato e foglia oro. Dello stesso anno è il dipinto Bagnanti, realmente ambientato in uno specchio d’acqua del torrente Ciuffenna nella località di Gorgiti, tra le pendici del Pratomagno, luogo amato dall’artista dove era solito recarsi. Dal 1992 inizia una collaborazione con Gian Enzo Sperone e nel mese di novembre 1993 espone una mostra personale presso la Sperone Westwater Gallery di New York, dove presenta tra le altre opere, le sculture Tempietto, San Michele, i dipinti Città Celeste, Bambino benedicente e Figure.

Lorenzo Bonechi e la moglie Stefania nello studio di Figline Valdarno, davanti al disegno San Michele, 1993, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Biografia

Nel 1994 comincia a dipingere una serie di tempere su carta quali Conversazione, San Giovanni Battista, L’Angelo e Giacobbe, La via di Damasco, questi ultimi due soggetti sono ripresi a distanza di dieci anni dalle prime grandi opere del suo esordio. Allo stesso tempo lavora con il pastello magro e tempera su carta di medie dimensioni, risolvendo la pittura attraverso l’autorità del disegno, in soggetti come Figura, Giardino, San Francesco. Nel mese di giugno 1994 tiene una personale presso Domestica, la galleria d’arte di San Giovanni Valdarno di Valerio e Dino Carini, dove presenta la serie Città Celeste, composta da sei tempere su carta, dalla quale è tratta l’omonima cartella serigrafica della Stamperia Carini. Il testo in catalogo, dal titolo Materia sottilissima, è scritto da Dino Carini. Nel mese di settembre prende parte alla mostra Il paese delle meraviglie e Le tavole della legge presso il Castello di Volpaia, dove conosce l’artista Salvo che espone nella mostra. Partecipa alla collettiva 40×40 presso la Galleria Continua di San Gimignano. Nello stesso anno compie la donazione di un cospicuo nucleo di opere su carta al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze. Viene chiamato a partecipare alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia dal curatore Jean Clair. Il 21 novembre nasce il figlio Giovanni e il 23 novembre 1994 Lorenzo Bonechi muore nel sonno all’età di 39 anni. Nel 1995 gli vengono dedicate due sale del Padiglione Italiano nella Biennale di Venezia. 46. Esposizione Internazionale d’Arte. Il testo in catalogo è di Rainer Crone che scrive: «Bonechi, nato nel 1955 a Figline Valdarno, ha vissuto e lavorato in una piccola città cui le rigorose leggi della geometria rinascimentale conferiscono un’evidente bellezza urbanistica. L’ammirazione e la stima per il suo lavoro avevano fatto, poco prima della sua morte, un grande balzo affermandosi fino a New York […]. Secondo Bonechi al centro del suo lavoro stava la sacralità delle immagini. I temi, le forme, le figure, le architetture che popolano i suoi quadri si richiamano a lontanissimi modelli, come le icone bizantine e il Rinascimento italiano. Non era la religiosità delle immagini il suo tema – affermava l’artista – si trattava invece di risvegliare nei quadri una forma di sacralità simile a quella nella quale si erano imbattuti alcuni grandi maestri della pittura antica». Alla sua morte seguono contributi scritti di amici come Roberto Barni e Francesco Bonami. Nel 1996 il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze gli dedica una monografica a cura di Giovanni Agosti, comprendente disegni, incisioni e fotografie, donate dall’artista in vita e dalla moglie, i fratelli, gli amici Lucia Meoni e Moreno Bucci e la Stamperia Carini, dopo la sua morte. Nel 1997 viene esposta la prima mostra internazionale postuma, presso il Centre Cultural la Beneficència di València, a cura di Carles D. Marco. A dieci anni dalla morte viene organizzata la mostra Lorenzo Bonechi. 1955-1994. Pittore di luce, presso Palazzo Pretorio di Figline Valdarno e Palazzo Strozzi di Firenze, a cura di Moreno Bucci e Carl Brandon Strehlke. Seguono nel tempo le mostre, le pubblicazioni e le iniziative volte a divulgare l’opera dell’artista, con la tutela e la valorizzazione dell’Archivio Lorenzo Bonechi.

Biografia

Lorenzo Bonechi (Figline Valdarno, Firenze, 1955 – 1994)

Lorenzo Bonechi nasce a Figline Valdarno il 12 aprile 1955. Si dedica alla pittura dalla fine degli anni Sessanta, iscrivendosi nel 1969 al Liceo Artistico Leon Battista Alberti di Firenze. Vive con la famiglia, i genitori Maria e Antonio, i fratelli Marco, anche lui pittore, Gabriele e la sorella Cristina, a Figline Valdarno. Rimane profondamente legato alla Toscana, propria terra d’origine, per tutta la sua breve esistenza. La prima formazione avviene nel contesto dei grandi cambiamenti che attraversano l’Italia dell’epoca, nel riconoscimento dei valori di impegno sociale, morale e pedagogico, caratterizzati da una forte impronta etica. Nel 1971 compie un viaggio formativo con il fratello Gabriele, arrivando a Torino per visitare il Museo Egizio, a Milano alla Galleria d’Arte Moderna, dove scopre Fausto Melotti, segue Venezia con il Duomo bizantino, il Museo Correr, la Collezione Guggenheim e infine Verona, con il portone bronzeo di San Zeno e il Museo di Castelvecchio. Dall’infanzia è coinvolto nell’associazione scoutistica e dai primi anni Settanta diventa educatore, organizza attività, evocazioni performative e in questo periodo nasce l’interesse per la cultura dei Nativi d’America, dai quali attinge il rapporto con il mondo naturale e il profondo senso di spiritualità. La mitografia dei Nativi americani, sfogliata nelle pagine di Alce nero parla, narrante le memorie del vecchio sciamano Sioux, alimenta un immaginario che Lorenzo riversa nelle abitudini e nel paesaggio del Valdarno, in un tessuto rurale rimasto ancora intatto in quegli anni. Alla sacra autenticità dei popoli nord americani, lega le proprie origini culturali del Cristianesimo e approfondisce le letture della Bibbia e le Confessioni di Sant’Agostino. Le visioni che incontra costituiscono un accrescimento per immagini fondamentali: dall’arte etrusca alle pievi romaniche, alle case coloniche dei paesaggi della Toscana, costellata da borghi e castelli medievali, come appunta in uno dei numerosi quaderni che accompagnano l’intero viatico dell’artista, dove disegna e scrive tutto ciò che lo interessa, dall’arte antica alle avanguardie, ai luoghi e alle fonti letterarie e musicali. Nel 1974 prende uno studio a Figline Valdarno e nello stesso anno è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Firenze che frequenta in modo discontinuo, tra la Scuola di Scultura di Quinto Ghermandi e quella di Pittura di Silvio Loffredo, affacciandosi in aggiunta alle lezioni di storia dell’arte dell’Ateneo fiorentino, nei corsi di Carlo Del Bravo. È del 1979 la sua prima mostra personale di pittura e grafica, allestita con l’aiuto del fratello Gabriele nelle sale del Palazzo Pretorio di Figline Valdarno e introdotta da un saggio di Elisabetta Ermini che pochi anni dopo gli farà conoscere Massimo Lippi, poeta e scultore di Siena. Da qui segue un periodo di crisi interiore che lo porta a una febbrile produzione di opere, principalmente disegni, acquerelli, dipinti che al termine di un’intensa fase di sviluppo di maturità, preludono allo slancio dell’affermazione individuale e alla carriera di artista degli anni Ottanta.

Biografia

Lorenzo Bonechi davanti al tipì da lui dipinto, 1979, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Dal 1981 collabora con la Calcografica Studio dei fratelli Piergiuseppe, Dino e Valerio Carini a San Giovanni Valdarno e stabilisce con loro un legame professionale e di amicizia, già avviato alla fine degli anni Settanta, in particolare con Dino Carini, attraverso un rapporto di stima reciproca e di condivisione. Nello stesso anno visita due importanti mostre: Paul Klee a Firenze e Alberto Savinio a Fiesole. Compie un viaggio in Sicilia con il fratello Gabriele, altrettanto significativo per un’epifania avvenuta nel Duomo di Monreale e nella Cappella Palatina di Palermo, dove per la prima volta sente in modo così forte l’equilibrio tra figurativo e geometrico: fra le parti superiori, decorate con mosaici di scene sacre e le parti inferiori, con le ricche geometrie in opus sectile, come scrive nel quaderno di quell’anno. Le sue opere cominciano a raccogliere esiti figurativi sviluppati tramite lo studio dei maestri antichi e degli artisti del Novecento, portando a una maturazione del tratto, alla costruzione di volumi attraverso la luce e una perentoria gestualità, caratterizzata da un segno vorticoso. I soggetti esplorano la mitologia e le narrazioni dell’Antico e Nuovo Testamento come Giona, Abramo, Lazzaro, la Crocifissione, San Galgano e l’effigie dell’Angelo. Le figure in cammino o immerse nel paesaggio e nelle architetture sono elementi centrali nel vissuto interiore dell’artista, elaborati e restituiti con lo studio dal vero tramite la fotografia e approfonditi con gli innumerevoli studi del disegno. Nell’autunno 1982 compie un viaggio a Roma con i primi disegni di ampio formato da proporre al gallerista Gian Enzo Sperone che acquista le opere del giovane artista. Nel 1983 esordisce nella scena contemporanea e prende parte al clima di fermento artistico, segnato non solo dall’affermazione della Transavanguardia, ma anche dell’Anacronismo e della Pittura Colta, fenomeni mossi dalla riflessione sulla tradizione e la concezione dell’agire contemporaneo nei confronti della storia. Grazie alla collaborazione con la Stamperia Carini ottiene uno studio a San Giovanni Valdarno, dove lavora a dipinti come La via di Damasco e conosce artisti come Carlo Maria Mariani, Roberto Barni e Carlo Bertocci. Entra in contatto diretto con figure del panorama della critica come Maurizio Calvesi e Italo Tomassoni, partecipando nel giugno 1983 alla mostra Il tempo dell’immagine. Figura nel fenomeno in ambito postmoderno ideato dal critico Italo Mussa e raccolto nella pubblicazione del saggio La Pittura Colta. In ottobre partecipa insieme agli artisti citati alla collettiva Picturae, curata da Maria Luisa Frisa a Palazzo Novellucci di Prato e nel gennaio 1984 prende parte alla collettiva Il Riso dell’Universo, a cura di Maria Luisa Frisa, con un testo di Maurizio Calvesi, presso Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno. Tiene una personale alla galleria ABC Fine Art di Londra e nel mese di giugno partecipa alla collettiva Anachronism, Hypermanierism, “Pittura Colta” alla Edward Totah Gallery, oltre all’esposizione New Prints and Drawings della Tate Gallery che riunisce l’acquisizione di un nucleo di incisioni calcografiche. Espone una mostra personale alla Carlsson Gallery di Göteborg. Conosce gli storici d’arte Moreno Bucci e Carl Brandon Strehlke, instaura con loro un dialogo di confronto e un’amicizia duratura che porterà anche alla conoscenza degli studiosi Fausto Calderai e Lucia Meoni. Nello stesso anno incontra Stefania che sarà sua compagna per il resto della vita. Dal novembre 1984 al gennaio 1985 il dipinto La via di Damasco è presente nell’esposizione Metaphor and/or Symbol. A Perspective on Contemporary Art, tra il National Museum of Modern Art di Tokyo che acquista l’opera e il National Museum of Art di Osaka.

Biografia

Lorenzo Bonechi nello studio di Figline Valdarno, davanti ai disegni San Galgano e Figura su paesaggio, 1982, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Il 1985 è l’anno della mostra personale presso la sede della Galleria Carini di Firenze, la Fabian Carlsson Gallery di Londra e la Sharpe Gallery di New York. Per l’occasione vengono pubblicati due cataloghi con le opere degli ultimi due anni e un saggio critico di Franco Rella e di Carl Brandon Strehlke in lingua inglese. Questo periodo è caratterizzato dalla produzione di opere di grandi dimensioni che rendono visibile il tratto gestuale trasportato in pittura e che determinano soggetti centrali nel lavoro dell’artista: figure di donne e uomini che si stagliano sul paesaggio come in Corteo; la ricerca dei luoghi della spiritualità come il Tempio; i quattro pannelli a tecnica mista della Visitazione e il pastello L’angelo e Giacobbe; i dipinti a olio La caccia al cervo e la Crocifissione, esposta alla Sharpe Gallery di New York e di cui esegue per la prima volta una scultura in bronzo; la Conversazione acquisita poi dal Museum of Fine Arts di Gifu, prima opera con questo titolo che continuerà nei lavori a venire. Nel mese di giugno 1985 partecipa alla International Contemporary Art Fair di Londra con la Galleria Carini e a luglio prende parte alla mostra Anniottanta, a cura di Renato Barilli, presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Il dipinto Cristo e Adamo, raffigurante una crocifissione, viene pubblicato sulla copertina di Flash Art del novembre 1985. Inoltre è presente nell’esposizione A New Romanticism – Sixteen Artists from Italy, organizzata dall’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington D.C. e dall’Akron Art Museum, tra l’ottobre 1985 e l’aprile dell’anno successivo e che comprende, insieme agli altri artisti, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Gino De Dominicis. Nel 1986 vengono pubblicati scritti sulla sua opera in riviste quali Art News, dalla critica Eleanor Heartney e su Art Forum dal poeta e critico John Yau. Nel mese di maggio partecipa alla mostra La memoria del tempo a cura di Maurizio Calvesi presso la fiera di Verona e alla mostra Arte Santa a cura di Achille Bonito Oliva presso la Loggetta Lombardesca di Ravenna. Seguono le mostre Sogno Italiano. La collezione Franchetti a Roma e Italiana 1950-1986 presso Cimal Internacional di València, a cura del critico della Transavanguardia. Nel mese di giugno prende parte alla XI Quadriennale di Roma e viene incluso nella pubblicazione La nuova maniera italiana di Giuseppe Gatt. Inoltre le sue opere sono esposte in Contemporary Prints alla Tate Gallery di Londra e in A Painterly Approach al Northern Centre for Contemporary Art di Sunderland. Nel mese di ottobre figura nella collettiva Artitalia, presso Di Laurenti Gallery di New York. Il 1986 segna una svolta significativa nella sua ricerca stilistica: abbandona la pennellata gestuale e vorticosa e un cromatismo caratterizzato dall’uso delle terre, per privilegiare lo studio del colore puro, con la stesura di campiture piatte, nella ricerca di un’essenza della forma. Approfondisce lo studio dell’arte bizantina e dei pittori di icone russe come Andrej Rublev, insieme alla grande passione per i conterranei Masaccio e Masolino, Guido da Siena, Duccio, Sassetta e Giovanni di Paolo, insieme al Maestro di Figline, Paolo Uccello e Beato Angelico. Dal 1986-87 prende vita il ciclo pittorico della Città Celeste: il soggetto dell’architettura, da sempre presente nel suo lavoro, raggiunge un’elaborazione geometrica del tutto personale, attraverso l’interpretazione dell’Apocalisse di San Giovanni e la descrizione della città di Gerusalemme. Sono cromie abbinate a comporre portali, mura e torri intervallate da dune e alberi, caratterizzate dalla ricerca di armonie sonore, toccate dalla cifra che riveste il colore.

Biografia

Lorenzo Bonechi nello studio di San Giovanni Valdarno, davanti al dipinto Il loggiato, 1985, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Nel febbraio 1987 espone una personale con la Galleria Carini al Forum Internationale Kunstmesse di Zurigo e successivamente partecipa alla VIII Biennale Nazionale d’Arte Contemporanea di Piacenza, presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Nell’estate del 1987 compie il viaggio di nozze con Stefania nelle isole greche e ad Atene, fortifica la ricerca sulle origini dell’arte classica e bizantina, insieme alle architetture essenziali delle chiese cicladiche come Santorini e Patmos che evocano la concezione di armonia della Città Celeste. Nel mese di settembre prende parte alla mostra Il colore dei miracoli, a cura di Luciano Pistoi, espone il dipinto Convivio e la scultura in bronzo Figura, in smalto policromo che più tardi verrà tolto per esaltare la materia del bronzo. I testi in catalogo sono di Renato Barilli, Achille Bonito Oliva e Saverio Vertone. Nella mostra sono esposte le opere di giovani artisti come Stefano Arienti e l’amico scultore Athos Ongaro, insieme ad altre figure storicizzate come Tullio Garbari e Pompeo Borra che attraggono il suo interesse. Del secondo avrà modo di studiarne le opere anche attraverso l’amicizia con Carlo Cattelani, gallerista e collezionista di Modena. In questo periodo le conversazioni e le figure allungate nei suoi dipinti acquistano una tensione metafisica e una postura ieratica che ripercorre le origini del kouros greco fino alla Scuola di Novgorod, i volti traggono espressione dalle maestà medievali e l’artista riflette sul fondo oro delle tavole antiche, cercando un equivalente materico nel colore giallo, accostato dagli altri primari e secondari. Il lavoro si fa lento e meticoloso, vive in modo autonomo e originale rispetto alla fonte di ispirazione, lo studio dei soggetti comincia dagli schizzi a matita, per poi passare alle finissime tempere su carta, calibrando la composizione e le tonalità, infine la traduzione tramite quadrettatura nei dipinti a olio di grande formato. A partire dal mese di settembre fino al 1988 una sua opera è esposta nella mostra itinerante Self, Memory and Desire. New Romanticism in Italian Painting, curata da Italo Mussa presso istituzioni museali australiane. Nell’aprile 1988 figura nella collettiva Fables and Fantasies, presso la Duke University Museum of Art di Durham e nell’esposizione New Art on Paper che raccoglie le acquisizioni del Philadelphia Museum of Art. In quell’anno lavora all’installazione scultorea Città Celeste, composta da una superficie di tappeto in lana raffigurante nei margini il particolare motivo architettonico e al centro una spaziale campitura blu con un cerchio giallo, nel quale è posizionato l’albero della vita in bronzo dorato. È del febbraio 1989 la mostra personale alla Galleria Carini di Firenze, con catalogo edito e progettato insieme ai fratelli Carini, il testo è affidato a Michele Ranchetti, studioso di teologia e storia della chiesa. La pubblicazione contiene le opere come i volti dal titolo Figura e particolari di rocce o montagne con elementi vegetali dal titolo Paesaggio, insieme a fotografie scattate dall’artista e una composizione grafica che presenta una serie di nomi di luoghi a lui cari e al centro il disegno di un altare bizantino. Nel mese di luglio tiene una personale presso la Sala Capitolare della Pieve di Cascia a Reggello, affiancata da un testo di Ernesto Balducci. Nel 1989 sposta il suo atelier a Figline Valdarno, nei locali del complesso cinquecentesco che affianca il Santuario di Santa Maria a Ponterosso. Il lavoro di questo biennio si incentra sull’idea di copia e di imitazione come attuazione di un modello, attratto dall’impersonalità del pittore nel metodo bizantino che privilegia la forza evocatrice dell’immagine. Nascono così opere come Giardino, Paesaggio, La Verna, Resurrezione. Nel 1990 lavora anche al bronzo Bambino benedicente, attingendo al modello iconografico della scultura del primo Quattrocento di Donatello, Desiderio da Settignano e Mino da Fiesole. Questa fase della ricerca culmina con la personale del 1991 presso la Galerie Hilger di Vienna che porta all’acquisizione di un gruppo di disegni da parte dell’Albertina Museum. Il testo in catalogo è affidato a Friedhelm Mennekes. Questo momento di transito pone ancora una rigorosa attenzione sui canoni della pittura medievale e porta a una sorta di depurazione, attraverso la sintesi della forma che concentra una minuta pratica pittorica e una finezza gestuale, necessaria a trovare un nuovo percorso di valori, nell’ultimo biennio di attività dell’artista.

Biografia

Lorenzo Bonechi davanti alla scultura in bronzo Figura, nella mostra Il colore dei miracoli presso il Castello di Volpaia a Radda in Chianti, 1987, fotografia da originale a colori, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Nel 1991 viene documentato tramite video l’incontro nello studio di Figline Valdarno con gli storici d’arte Giovanna Uzzani e Mauro Pratesi, in visita con le classi dell’Istituto d’arte di Firenze. Lorenzo esprime il senso delle opere che sono presenti nell’atelier e le attrazioni che muovono la sua ricerca: «Una specie di vicinanza, fra certe cose della pittura toscana del Trecento e degli inizi del Quattrocento e delle sensazioni mie che ho avuto fin dall’infanzia, c’è questa compenetrazione». Dal 1992 la sua pittura entra in una fase caratterizzata da una rinnovata naturalezza della rappresentazione e la ricerca giunge a una maturità esecutiva e a un’espressione di alti valori morali. Le figure vengono ambientate nel paesaggio, il tratto si fa gestuale e palpitante, a tracciare rilievi montuosi, alberi e cieli solcati da nuvole. Lo studio dal vero è restituito con gli innumerevoli scatti fotografici e i disegni preparatori, anche le vesti per le figure sono fatte realizzare e indossate in posa, per esaminare nel dettaglio le pieghe e i volumi, dipinte con tonalità cangianti in opere come La pergola e Conversazione. Parallelamente prosegue il percorso figurativo della Città Celeste che raggiunge un’estrema sintesi formale, un attento studio di accostamenti cromatici e una costruzione geometrica che rintraccia con entusiasmo nello schema parietale della pittura romana di Pompei. La progettazione di opere scultoree nel contesto spaziale ha sempre accompagnato la ricerca e le idee che l’artista fermava sulle carte e i quaderni. Nel 1991 collabora con l’architetto Adolfo Natalini per un progetto irrealizzato che avrebbe visto collocata una sua scultura e una di Roberto Barni, nella piazza di San Giovanni Valdarno. Nello stesso periodo conosce e instaura un’amicizia con gli artisti e scultori Thom Puckey ed Elisabet Stienstra. Nel 1993 lavora a due sculture in bronzo, Tempietto e San Michele, frutto di approfondite ricerche compositive e di studi su carta. Inoltre rielabora il soggetto del Bambino benedicente a tempera all’uovo su tavola, con cornice in legno intagliato e foglia oro. Dello stesso anno è il dipinto Bagnanti, realmente ambientato in uno specchio d’acqua del torrente Ciuffenna nella località di Gorgiti, tra le pendici del Pratomagno, luogo amato dall’artista dove era solito recarsi. Dal 1992 inizia una collaborazione con Gian Enzo Sperone e nel mese di novembre 1993 espone una mostra personale presso la Sperone Westwater Gallery di New York, dove presenta tra le altre opere, le sculture Tempietto, San Michele, i dipinti Città Celeste, Bambino benedicente e Figure.

Biografia

La scultura in bronzo San Michele e i dipinti a olio su tela Città Celeste, 1993, fotografia da originale a colori, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

Nel 1994 comincia a dipingere una serie di tempere su carta quali Conversazione, San Giovanni Battista, L’Angelo e Giacobbe, La via di Damasco, questi ultimi due soggetti sono ripresi a distanza di dieci anni dalle prime grandi opere del suo esordio. Allo stesso tempo lavora con il pastello magro e tempera su carta di medie dimensioni, risolvendo la pittura attraverso l’autorità del disegno, in soggetti come Figura, Giardino, San Francesco. Nel mese di giugno 1994 tiene una personale presso Domestica, la galleria d’arte di San Giovanni Valdarno di Valerio e Dino Carini, dove presenta la serie Città Celeste, composta da sei tempere su carta, dalla quale è tratta l’omonima cartella serigrafica della Stamperia Carini. Il testo in catalogo, dal titolo Materia sottilissima, è scritto da Dino Carini. Nel mese di settembre prende parte alla mostra Il paese delle meraviglie e Le tavole della legge presso il Castello di Volpaia, dove conosce l’artista Salvo che espone nella mostra. Partecipa alla collettiva 40×40 presso la Galleria Continua di San Gimignano. Nello stesso anno compie la donazione di un cospicuo nucleo di opere su carta al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze. Viene chiamato a partecipare alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia dal curatore Jean Clair. Il 21 novembre nasce il figlio Giovanni e il 23 novembre 1994 Lorenzo Bonechi muore nel sonno all’età di 39 anni. Nel 1995 gli vengono dedicate due sale del Padiglione Italiano nella Biennale di Venezia. 46. Esposizione Internazionale d’Arte. Il testo in catalogo è di Rainer Crone che scrive: «Bonechi, nato nel 1955 a Figline Valdarno, ha vissuto e lavorato in una piccola città cui le rigorose leggi della geometria rinascimentale conferiscono un’evidente bellezza urbanistica. L’ammirazione e la stima per il suo lavoro avevano fatto, poco prima della sua morte, un grande balzo affermandosi fino a New York […]. Secondo Bonechi al centro del suo lavoro stava la sacralità delle immagini. I temi, le forme, le figure, le architetture che popolano i suoi quadri si richiamano a lontanissimi modelli, come le icone bizantine e il Rinascimento italiano. Non era la religiosità delle immagini il suo tema – affermava l’artista – si trattava invece di risvegliare nei quadri una forma di sacralità simile a quella nella quale si erano imbattuti alcuni grandi maestri della pittura antica». Alla sua morte seguono contributi scritti di amici come Roberto Barni e Francesco Bonami. Nel 1996 il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze gli dedica una monografica a cura di Giovanni Agosti, comprendente disegni, incisioni e fotografie, donate dall’artista in vita e dalla moglie, i fratelli, gli amici Lucia Meoni e Moreno Bucci e la Stamperia Carini, dopo la sua morte. Nel 1997 viene esposta la prima mostra internazionale postuma, presso il Centre Cultural la Beneficència di València, a cura di Carles D. Marco. A dieci anni dalla morte viene organizzata la mostra Lorenzo Bonechi. 1955-1994. Pittore di luce, presso Palazzo Pretorio di Figline Valdarno e Palazzo Strozzi di Firenze, a cura di Moreno Bucci e Carl Brandon Strehlke. Seguono nel tempo le mostre, le pubblicazioni e le iniziative volte a divulgare l’opera dell’artista, con la tutela e la valorizzazione dell’Archivio Lorenzo Bonechi.

Biografia

Lorenzo Bonechi e la moglie Stefania nello studio di Figline Valdarno, davanti al disegno San Michele, 1993, fotografia da originale in b/n, courtesy Archivio Lorenzo Bonechi

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